Ah, le meraviglie della tecnologia. Per secoli la Religione era stata in guerra contro la Scienza, fino a quando quest’ultima non aveva proposto un ultimatum: “Se riusciamo a clonare Gesù e a provare che era davvero il figlio di Dio, ammetteremo che la Religione aveva ragione. Se dovessimo fallire, la Religione dovrà rivedere la propria posizione.” E così fu.
Gesù II, clonato da frammenti di DNA rilevati dalla Sacra Sindone, fu cresciuto da una madre vergine, obbligato a prendere lezioni di falegnameria fin da bambino e ad avere le stigmate tatuate sulle mani e sui piedi all’età di dieci anni, perché non è mai troppo presto per intervenire affinché la gente non pensi il peggio: in questo caso che sia la Religione che la Scienza potessero aver sbagliato qualcosa.
Dodici individui furono selezionati con cautela affinché diventassero suoi amici e annotassero qualsiasi cosa uscisse dalle sue labbra fin da piccolo, e una donna di dubbia reputazione fu mandata da lui durante la pubertà per testare il suo desiderio di castità.
Il giovane Gesù II divenne un ragazzo confuso, ma nessuno sembrò prestare molta attenzione a come potesse sentirsi; dopotutto, ciò che contava era che a un certo punto iniziasse a fare miracoli, per testimoniare una volta per tutte che Dio esisteva e che Gesù Primo fosse stato davvero suo figlio.
Sfortunatamente, i primi esperimenti coi miracoli portarono risultati alquanto deludenti. Al piccolo Gesù II fu proibito di prendere lezioni di nuoto perché tutti erano convinti che, una volta raggiunta l’età giusta, egli avrebbe fluttuato sull’acqua come aveva fatto il suo clone/fratello. Ma quando venne il gran giorno e fu spinto nella piscina olimpionica, fotografi e giornalisti da tutto il mondo assistettero alla prodezza del bagnino che dovette tuffarsi quando Gesù iniziò ad affondare, dimenando gambe e braccia con la grazia di un tacchino selvatico. Fotografie del bambino fradicio fecero il giro di tutti i siti internet, fino a quando non furono fatte sparire dall’intervento divino di pirati informatici ingaggiati dal Vaticano. Tutto tornò alla normalità per qualche tempo.
Tuttavia, le cose non andarono come avrebbero dovuto per la Vergine Madre: dopo aver dato alla luce il bambino, decise che la vita come mamma di un martire non le stava portando la fama che aveva sperato- fino a quando non scoprì la gioia di incontri sessuali con sconosciuti e l’attenzione che la stampa le donava ogni volta che veniva avvistata con un nuovo accompagnatore. Ciò lasciò alla Chiesa una sola opzione: la dovettero chiudere in un istituto per malati mentali. In un comunicato stampa venne annunciato: ‘Troppo stress per la giovane Vergine Madre l’ha portata al collasso nervoso’. Una settimana più tardi, a Gesù II fu dato il permesso di visitarla; durante l’incontro la Vergine Madre gli consegnò un bigliettino sul quale denunciava la Chiesa, il Vaticano e la Scienza di crimini contro la moralità, ma l’unico risultato fu che le visite del figlio vennero interrotte a tempo indeterminato.
Privo di madre e destinato ad avere solo dodici amici -un fenomeno senza precedenti nell’era Facebookiana- il giovane Gesù II cercò un appoggio morale nel suo padre terreno. Purtroppo anche costui si rivelò una delusione: lo stesso uomo che aveva promesso di stare accanto alla Vergine Madre senza toccarla, dichiarò prima di essere a favore del matrimonio gay, e più tardi annunciò che egli stesso era omosessuale. Questo fu un vero shock per il ragazzo. Cardinali e Vescovi insistettero affinché Gesù venisse sottoposto a un rito di purificazione, per evitare che lo stesso abominio prendesse possesso anche del giovane.
Quindi Gesù II raggiunse la fine dell’adolescenza come tutti gli altri teenagers: confuso, frustrato ma estremamente arrogante. Nessuno può sopravvivere a un tale livello di fama rimanendo intoccato da un po’ di strafottenza, e Gesù II non era certo un santo: senza neanche fare sforzi, aveva ottenuto la notorietà della quale potevano vantare solo star del cinema che avevano adottato un caleidoscopio di bambini. All’età di diciotto anni, Gesù era apparso in trasmissioni TV e sulle prime pagine di tutti i giornali scandalistici, anche se ancora non era riuscito a produrre neanche uno straccio di miracolo. Ecco perché la saga dell’acqua-e-vino divenne un evento di carattere mondiale, con sgomento della Chiesa, che temeva un ennesimo flop.
Per ricreare la celebrazione com’era intesa nella Bibbia, la Vergine Madre era stata rilasciata dal manicomio sotto sedativo: il giovane Gesù aveva atteso quel momento per tutta la vita e nessuno poteva permettersi sconvolgimenti. Contro il parere degli Uomini della Scienza, il giovane studiò l’opera di maghi e illusionisti famosi, per presentarsi all’avvenimento con un minimo di preparazione. “Diciamocelo pure”, disse ai suoi dodici amici. “Finora i miei miracoli hanno fatto pena.” Quest’affermazione arrivò a qualche giornalista e fu subito pubblicata. Ne seguì uno scandalo, che lasciò Gesù ancora più nervoso.
Il giorno arrivò e il ragazzo fu portato al banchetto di nozze per fare il miracolo. La tensione era immensa.
Poiché nessuno voleva lasciare Gesù a marinare nella propria inquietudine troppo a lungo, tutti gli ospiti del banchetto avevano ricevuto istruzioni chiare: bere in fretta in modo che il vino finisse cosicché si potesse passare subito al momento della trasformazione dell’acqua. Il mondo osservò mentre le ultime gocce di vino scivolarono giù per la gola degli invitati al banchetto e tutti attesero che la Vergine Madre pronunciasse le parole: “Non hanno più vino”. Con una voce ricoperta di sonno, la donna riuscì a pronunciare un: “Ci vuole dell’alcol”, prima di ricadere nella presa del sonnifero che le avevano somministrato. Il cuore di Gesù iniziò a martellargli in petto, mentre il panico da palcoscenico prese la meglio. ‘Ma Cristo!’ Pensò. ‘Sono il figlio di Dio, non posso essere nervoso!’
Mentre il mondo attendeva con trepidazione, Gesù II chiese che le brocche venissero riempite con acqua e poi ripeté le famose parole: “Ora attingete e portatene al maestro della festa.” Le mani del servo tremavano e la folla iniziò a piangere silenziosamente, mentre il maestro della festa si portava il calice alle labbra. Gesù sentì lo stomaco attorcigliarsi dall’ansia, sapendo che il maestro avrebbe annunciato se il miracolo era riuscito. Dopo una breve attesa, costui sollevò il calice al cielo e, come da copione, annunciò: “Ogni uomo presenta all’inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino a ora!” Seguito da un meno formale: “È vino! È vino!!” E la folla si sciolse nel diletto.
La festa continuò fino alle ore piccole del mattino, mentre i dubbi sparivano dalle menti dei credenti e non. Solo un ristretto gruppo di individui che appartenevano alle schiere più alte della Scienza abbandonarono i festeggiamenti per andare a riunirsi in un ufficio segreto del Vaticano.
“E le bottiglie? Non è che la stampa riuscirà a rintracciare l’origine del vino e smascherare la farsa?” Chiese subito il Papa.
“No. Abbiamo pensato a tutto. Non ci sono tracce. Il produttore del vino non è più una minaccia. Il servo che ha riempito le caraffe è uno dei nostri”, rispose uno degli Uomini della Scienza.”E l’abbiamo già fatto sparire. Era l’unico che aveva annusato l’acqua e sapeva dell’inganno.”
“Lasciate che vi ponga un quesito- perché l’avete fatto?” Domandò il Pontefice.
Gli uomini guardarono il vecchio, poi uno rispose: “Così è più semplice per tutti. Abbiamo deciso che il mondo aveva bisogno di speranza più di quanto avesse bisogno di accuratezza scientifica.”
“Una scelta saggia”, commentò il Papa. Poi, dopo averci pensato su qualche momento, aggiunse: “Posso fare un’altra domanda? Il ragazzo ha mai dato cenno di avere una propensione ai miracoli non truccati, un qualcosina che confermi che si tratti davvero dell’originale?”
Gli Uomini rimasero a pensare in silenzio. Poi uno ammise: “Beh, ancora non ha incontrato un lebbroso, per cui… Tecnicamente parlando, potrebbe ancora accadere.”
Il Papa sorrise. “Certo.” Poi, prima che il gruppo lasciasse il suo ufficio, chiese: “Ditemi, di cosa avete intenzione di occuparvi ora?”
Un sorriso apparve sulle labbra di uno degli Uomini, che si avvicinò al Pontefice e sussurrò: “Di Budda.”
-The End-
Questo racconto è stato ispirato da questa frase, presa dal New Yorker: ‘Clonare Gesù dalla Sacra Sindone’
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