Racconto n.18: IL MIO TSUNAMI

Doveva assolutamente scrivere una biografia, e doveva dirlo al più presto alla sua agente, quella cretina dai pensieri sconnessi di Sabrina, che non sapeva far altro se non lamentarsi.

Fabrizio ci pensava già da tempo, e vedendo che la sua pagina di Facebook non riusciva più ad attirare così tanti ‘Mi Piace’ quanto l’anno precedente, aveva iniziato a preoccuparsi. L’ondata di successo che l’aveva trasformato in divo della TV nel giro di poche settimane si stava rivelando uno tsunami, che prima arriva sconquassando tutto e poi si trascina via quello che ha portato. ‘Bel titolo però’, pensò. ‘Il mio Tsunami’. Suonava quasi come la storia di un samurai.

Anche se tra tutti gli altri partecipanti del Grande Fratello dell’anno precedente Fabrizio era stato il più amato, i suoi fan erano stati tutti colpiti da Alzheimer galoppante e a volte non lo riconoscevano neanche più in TV… Non che riuscisse ad andarci poi così spesso. Poche sere prima aveva visto una sua ex-collega del Grande Fratello che su un programma in seconda serata aveva denudato un seno: grazie a ciò il suo rating era salito. Fabrizio aveva controllato: improvvisamente la pagina Facebook di Nadia era andata in defibrillazione. Anche a lui serviva una mano di fortuna del genere. Le donne avevano senz’altro dei vantaggi a riguardo, perché avevano più cose da svelare. Se lui avesse avuto anche un seno solo, non avrebbe esitato a denudarlo, ma purtroppo era un uomo e non poteva denudare nulla senza passare dalla categoria ‘Divo’ alla categoria ‘Pervertito’ in una sola mossa.

C’era anche l’altra finalista dell’anno precedente, Angela, che era rimasta incinta grazie all’operato di un personaggio della politica, sposato, e naturalmente ora non si parlava d’altro. Poi c’era Michela, che era stata eliminata subito, ma aveva fatto scalpore quando aveva annunciato che si sarebbe fatta suora. Le donne avevano davvero un sacco di vantaggi e modi per rimanere sulla cresta dell’onda. Fabrizio ne aveva parlato con sua madre, chiedendo a lei se era il caso di farsi prete, solo per qualche giorno per creare scalpore, ma sua madre, che non aveva fatto altro che dargli contro da quando era stato selezionato per il Grande Fratello, aveva detto che gli avrebbe dato fuoco alla tunica. Quando le aveva chiesto se, nel tentativo di mantenere qualche barlume di celebrità, lui avrebbe potuto fare qualcosa col suo corpo, magari un calendario, lei gli aveva chiesto perché non donare il suo corpo alla scienza? Magari così avrebbero scoperto il buco nero che aveva al posto del cervello, e allora sì che avrebbe fatto notizia.

Fabrizio sapeva che sua madre non amava che lui avesse successo. Forse perché lei, che aveva sempre lavorato al Supermercato della Scarpa, non capiva il mondo nel quale lui era entrato e quanta fatica gli era costata la fama. Infatti dopo che Fabrizio aveva vinto, quelli della rete televisiva erano andati a intervistare sua madre, ma avevano dovuto tagliare i suoi commenti. Quando le avevano chiesto se c’era qualche caratteristica che Fabrizio aveva avuto fin da bambino e che era ancora presente in lui da adulto, lei aveva risposto: “Sì. Ha mantenuto la sua infantilità completamente intatta.” Ma che razza di commento era?! Fabrizio se l’era chiesto migliaia di volte. Tutte le mamme del mondo avrebbero fatto i salti mortali per vedere il proprio figlio vincere qualcosa in TV e sua madre invece non era riuscita neanche a dire una sola parola d’incoraggiamento!

Corroso dalla rabbia scatenata da quei pensieri, Fabrizio s’infilò in macchina, diretto verso l’ufficio di Sabrina: l’ultima volta che si erano visti lei aveva cercato di scaricarlo perché aveva detto che aveva troppo clienti, ma Fabrizio l’aveva minacciata di raccontare al suo ragazzo che erano stati a letto insieme. Non era neanche vero, ma era un’emergenza e quella era stata la prima cosa che gli era venuta in mente; ad ogni modo, aveva funzionato: Sabrina era tornata a cuccia. Tutto era lecito nella lotta per avverare il suo desiderio più rovente: vedere quei pollici all’insù aumentare su Facebook.

Si fece strada lungo il corridoio dell’ufficio ed entrò nello studio di Sabrina senza che lei lo potesse evitare. La sua agente era al telefono e gli fece cenno di sedersi, ma Fabrizio continuò a camminare avanti e indietro, fino a quando lei non si arrese e sospese la telefonata. “Cosa c’è?” Gli chiese, stremata.

“Ho deciso di scrivere una biografia.”

“E di chi?”

“Come di chi? Mia. Di me!”

“Intendi un’auto-biografia.”

“È quello che ho detto. Non stiamo a mettere i puntini sulle i. S’intitolerà Il Mio Tsunami. Suona come il nome di un samurai.”

“Va bene, scrivila, poi chiamami quando hai finito e vedremo se c’è qualcuno che è ancora interessato.”

“Nel frattempo mi fai un po’ di promozione.”

Sabrina si prese la testa tra le mani. Sul muro dietro di lei c’erano le foto delle ultime celebrità apparse in TV, nuovi clienti dell’agenzia che lei in qualche modo doveva cercare di mantenere sulle pagine dei giornali.

“Il fatto è, Fabrizio…” Cercò di spiegare mantenendo la calma. “Che io non ho niente da promuovere.”

“Promuovi me.”

“Sì ma di te- non ho niente da promuovere!” La voce di Sabrina si era fatta stridula.

Fabrizio rimase di stucco. L’arroganza delle donne era davvero interstellare. “Beh se non hai niente, inventatelo! È compito tuo farmi promozione!”

Con gli anni, Sabrina aveva imparato a non sottovalutare mai il destino: tante volte delle celebrità quasi morte erano risorte senza preavviso, e la resurrezione portava sempre nuove ondate di pubblicità e soldi per la sua agenzia. Solo per quel motivo si trattenne dal chiedere all’addetto alle pulizie di portare via anche Fabrizio, insieme al resto della spazzatura.

“Ho perso otto ‘Mi Piace’ ieri, su Facebook. Nessuno parla di me”, le disse con tono ammaccato.

“Fabrizio… Devi capire che il mondo dello spettacolo è così. Il pubblico vuole qualcosa di nuovo ogni giorno, una moda nuova, facce che non ha ancora visto, vuole sviluppare nuove ossessioni, scaricare foto di nuovi idoli, rinfrescare la pagina.”

“Senti. Per vincere il Grande Fratello ci vuole una certa abilità, e questa abilità è apprezzata dalla gente. Bisogna solo ricordarglielo!”

Da quando l’aveva arruolato tra i suoi clienti, Fabrizio non aveva fatto altro che spiegarle cosa ci voleva per vincere il Grande Fratello. A quanto pare occorrevano talmente tante doti che, a distanza di mesi, la lista non si era ancora esaurita. A sentire Fabrizio, ci volevano coraggio, auto-stima e saggezza; ci voleva un buon fisico. Un ottimo senso dell’umorismo. Il saperci fare con le donne. Saper scherzare con gli uomini senza dare segnali di omo-erotismo. Occorreva saper utilizzare la claustrofobia. Bisognava far credere al pubblico che lui era uno di loro, un uomo comune, un mortale che avrebbe potuto giungere agli dèi solo tramite grandi sacrifici. Ci voleva la precisione di un chirurgo (Sabrina quella volta non aveva ascoltato il contesto, per cui non aveva afferrato a cosa gli fosse servita tutta quella precisione).

“Almeno mandami sull’isola dei famosi.”

“A fare cosa?”

“Posso vincere anche lì. Ho tutte le doti necessarie. Perseveranza. Dedizione. So sedurre le donne. So nuotare…”

“Vedrò cosa posso fare.” Sabrina cercò d’interromperlo, ma si rese subito conto che Fabrizio aveva iniziato a snocciolare una delle sue liste e c’era il rischio che continuasse fino a che la voce non gli fosse venuta a meno.

“…So accendere un falò. So camminare sui carboni ardenti. Ci vedo bene al buio. Mi abbronzo facilmente. Sto bene in costume. Sono il Luke Skywalker della foresta- la forza è con me. Sono come Aragorn, figlio di Arathorn. Sono Jason Bourne, nel terzo film, non nel primo, dove non si ricordava un cazzo. Sono Jack Bauer, sono il dottor House, sono tutti i personaggi di Lost, anche quelli morti nella prima serie. Io sono fatto per la TV, Sabrina, e prima lo accetti, meglio sarà per tutti.”

La donna trasse un profondo respiro. Doveva stare attenta a quali parole scegliere, altrimenti Fabrizio se ne sarebbe uscito con altre idiozie, o qualche minaccia come l’ultima volta, quando le aveva detto che se avesse perso altri fan su Facebook avrebbe tentato il suicidio in diretta TV. Lei non aveva ben capito dove fosse riuscito a trovare un produttore disposto a trasmettere in diretta il suo suicidio, ma con gli anni aveva imparato a non sottovalutare le meteore colpite da isteria da successo scomparso.

“Ascolta Fabrizio…”

“Ti sto ascoltando, è da quando sono arrivato che sto aspettando che tu dica qualcosa di assennato.”

“Con tutte le tue capacità, tutte le tue doti… Perché non creare uno show tuo? Solo tuo?”

Quella era un’idea fantastica. Infatti, perché non ci era arrivato lui?

“Potrai impersonare chi vorrai, sarai Luke, o Bourne, o House. E potrai dare consigli al pubblico su come affrontare le difficoltà.”

“Ecco, vedi che arriviamo a qualcosa d’interessante?” Forse l’aveva sottovalutata. Forse, nonostante avesse le gambe un po’ corte ed era un attimo in sovrappeso, Sabrina era capace di fare il suo lavoro.

“Dove lo giriamo?” Chiese Fabrizio, desideroso di passare subito ai dettagli.

“A casa tua. Un vero reality TV. Tutto filmato su un telefonino. Che dici?”

“Perché su un telefonino?”

“Così sembra più realistico. Il capo sei tu. Decidi tu quando girarlo, quali scene fare, che dialogo inventarti, tutto quanto. Poi, quando hai un filmato di una ventina di minuti, me lo mandi, io lo spedisco a un produttore e vediamo se ne salta fuori qualcosa.”

“Come s’intitolerà?”

“Il mondo di Fabrizio.”

“No. Si chiamerà Il Mio Tsunami. Sottotitolo: vita di un samurai in Italia.”

“Ma tu sai cos’è un samurai?”

“Tom Cruise era un samurai. E ci sta bene con la parola tsunami, perché sono giapponesi tutti e due, no?”

Senza attendere una risposta, Fabrizio si dileguò, lasciando Sabrina incredula: ancora una volta era riuscita a sbarazzarsi di quell’idiota senza causare una sceneggiata.

Pochi giorno dopo però le arrivò in allegato a un’email da Fabrizio il primo filmato. Sorprendentemente, il contenuto era talmente assurdo da avere un potenziale di vendita. Sabrina lo passò immediatamente a un vecchio amico produttore, sempre in cerca di idee nuove: in meno di un mese, un canale TV su internet iniziò a trasmettere puntate del ‘Il Mio Tsunami, vita di Fabrizio’.

Fabrizio rimase deluso del fatto che non volessero utilizzare la parola Samurai, che stava bene con Tsunami, ma tutto sommato contava solo una cosa: i suoi ‘Mi Piace’ su Facebook avevano iniziato ancora una volta a crescere.

-The End- 

Ispirato da questo video di Pasolini: http://www.youtube.com/watch?v=4ZucVBLjA9Q


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